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La società di Pontecacio è guidata da Lord Gorgon Zole e dai suoi pochissimi sodali (l’élite in tuba bianca), e terrorizzata dalle leggende spaventose sui Boxtrolls che l’invidioso Archibald Arraffa sparge senza sosta da più di dieci anni. Con l’aiuto dei suoi tirapiedi, Arraffa si propone infatti di sterminare fino all’ultimo membro dei Boxtrolls, una comunità gentile e ingegnosa, e di poter ambire così al privilegio di possedere una tuba bianca e sedere al tavolo dei formaggi più saporiti del mondo. Non ha fatto però i conti con Uovo, il ragazzino cresciuto sottoterra dai Boxtrolls, né con Winnie Gorgon Zole, sua coetanea, stanca dell’insensibilità del padre e decisa a scoprire tutta la verità sulle “terribili” creaturine che hanno imposto il coprifuoco alla città e movimentato il suo immaginario.

Musiche puntuali e precise. Segue tutte le regole della commedia, mantenendo sofisticata ironia ed originalità. Citazioni stilistiche a volontà e ottima fotografia. Da sempre la loro ricerca si sviluppa e consolida grazie a metodi di produzione alternativi: sin dall’inizio della loro carriera, infatti, hanno sostenuto e difeso la necessità di uno slow design fatto di manualità e sapere artigianale. “Non possiamo sapere come sarà il futuro del design, ma crediamo nella possibilità di produrre oggetti, anche in grandi quantità, introducendo forme di artigianato nella produzione industriale. Rispetto al secolo scorso, l’uso della manualità rappresenta non solo un revival e un rinnovamento delle tradizioni, ma è anche compatibile con le esigenze del pianeta”..

La scrittura non è mai stato il punto di forza dei film da lui diretti, e i dialoghi di Captain Phillips non si segnalano per particolare smalto, ma questa volta la dinamica narrativa è più semplice e al contempo più sofisticata. Dalla condizione di assedio, che vede tutti contro tutti, il film vira ad un certo punto verso un contesto più asfittico e cardiopatico: l’Iliade si trasforma così in Odissea e Philipps si ritrova a vivere una serie di peripezie in solitaria. Per tornare a casa, dovrà ricorrere alle sue doti umane (il rapporto tra i due capitani è lo spazio emotivo del film), all’astuzia e alla fede in un’entità superiore (i Seals)..

Sono questi gli ingredienti principali delle sue pellicole che, visivamente, ricordano un primigenio e surreale videogames. Un trend stilistico crescente (da cui hanno tratto ispirazione Darren Aronofsky, Jan Kounen e Takashi Miike) che si articolerà in una lunga ed energica filmografia mai vista prima al cinema, di cui lui cura sceneggiatura, produzione, scenografia, fotografia, montaggio, oltre a essere, talvolta, interprete di uno dei personaggi principali. Fra ferite e trasformazioni fisiche, sotto una fotografia che predilige toni blu o arancioni, Tsukamoto esprime e porta al massimo l’idea della disumanizzazione della vita nelle grandi città che, parallelamente, comporta una crescente fragilità del corpo umano, così come delle difficoltà relazionali, sfocianti nell’alienazione (rappresentata di solito in maniera astratta, attraverso metaforici incubi).Shinya Tsukamoto nasce il primo gennaio 1960 a Tokyo.

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