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The Post è infatti una sorta di instant movie, deciso e diretto in velocità da Spielberg all’indomani delle elezioni che hanno portato alla presidenza degli Stati Uniti quel Donald Trump che, nelle parole di Meryl Streep, “mostra ogni giorno ostilità nei confronti della stampa e delle donne”. Streep e Tom Hanks sono saltati su quel treno in corsa, accantonando ogni impegno precedente per prestare il volto rispettivamente a Katharine Graham, editrice del Washington Post, e Ben Bradlee, direttore del quotidiano.Time’s Up, ovvero “il tempo è scaduto” (che sottintende “è ora di cambiare”), è anche il nome del fondo legale istituito, fra gli altri, da Meryl Streep e Steven Spielberg per finanziare le cause intentate da donne che denunciano molestie sessuali sul lavoro e non possono permettersi un costoso avvocato in un Paese in cui la giustizia è spesso subordinata alle possibilità economiche e al potere personale di chi vi si rivolge. Dunque perfettamente coerente che The Post racconti un momento cruciale destinato a fare epoca, momento in cui la domanda più appropriata, nella celebre lista delle Five W, è stata “when”, quando.

E che dire della scena patetica dei soldi che bruciano? Siamo al livello del libro “Cuore”! E la scena del morso alla supermela che sa di . Rifugge il capitalismo cacciando nel bosco con la carabina di precisione e facendo il rafting in kayak! A me il kayak sembra uno sport da fine settimana per impiegati annoiati! Andiamo! Critichi la società e ti compri (che atto anticonsumista!) una canoa? Io credo veramente che Penn vada in cerca di consensi facili con questa pellicola patinata e ruffiana. E che dire della scena patetica dei soldi che bruciano? Siamo al livello del libro “Cuore”! E la scena del morso alla supermela che sa di .

Nel 2007 ha un ruolo di supporto, quello di un avvocato, in American Gangster di Ridley Scott, con Denzel Washington e Russell Crowe. Recita poi in Hostel: Part II (2007) di Eli Roth, secondo capitolo dell’horror truculento e citazionista che omaggia ed estremizza il cinema di Quentin Tarantino. Qui Bart interpreta Stuart, il riservato e insicuro uomo d’affari convinto da un collega a prendere parte alla Confraternita di compratori di vittime da torturare e uccidere: l’attore esprime bene il conflitto interiore di un uomo represso, affascinato e al contempo disgustato dal modus operandi del gruppo di perversi assassini.

Sono tanti i premi vinti a fine serata da Modern Family, mockumentary che ruota intorno alle dinamiche di una famiglia allargata del ventunesimo secolo. La serie, creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan e prodotta dalla 20th Century Fox Television, si conferma la vera trionfatrice della 63. Edizione degli Emmy Awards, aggiudicandosi premi come: migliore serie comica, migliore regia (Michael Alan Spiller), migliore sceneggiatura (Steven Levitan e Jeffrey Richman) e migliori attori non protagonisti (Ty Burrell e Julie Bowen, marito e moglie sul set).

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