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Recita accanto a Sophia Loren e Gérard Depardieu in Cuori estranei (2002) di Edoardo Ponti, poi passa a Robert Altman (The Company, 2003) e infine all’indipendente Mike Hodges (I’ll Sleep When I’m Dead, 2003). Dopo un cameo in In Good Company (2004) di Paul Weitz, si fa cannibale nel biografico Evilenko (2004) e appare nel remake di Halloween di John Carpenter, firmato da Rob Zombie. Negli ultimi anni presta il suo volto a numerosi progetti di vario genere, dalla commedia (Easy Girl, Franklin Bash) al thriller (Silent Hill: Revelation 3D, The Spider, Antiviral).D’altra parte, nonostante tutti questi ruoli, noi lo ricorderemo per sempre con quell’occhio azzurro bene in vista, evidenziato da un trucco pesante che mette in risalto le ciglia, in un volto deformato dall’eccitazione e dall’adrenalina che entrano in circolo nel momento della corsa automobilistica ad alta velocità.

Kazan (1951), il proprietario terriero di Ruby, fiore selvaggio di K. Vidor (1952) e l’ispettore Larrue di Io confesso di Hitchcock (1953), si afferma definitivamente come il prete di Fronte del porto di Kazan (1954). Notevole la sua interpretazione del brutale Archie che impazzisce di gelosia in Baby Doll (1956), sempre di Kazan, così come quella dello sceriffo ex bandito di I due volti della vendetta (1961), un western diretto da Marlon Brando.

diventato un caso mediatico: a Natale, ogni anno, i suoi film o i protagonisti delle sue pellicole conquistano copertine, articoli e salotti televisivi e domestici. Scorrettissimo e divertentissimo questo regista romano, maestro della comicità italiana, è un’irresistibile calamita per tutti coloro che, sotto le feste, si rifugiano al cinema in cerca della risata facile e di una manciata di ore di puro divertimento. Lui è Carlo Vanzina, colui che ci porta in vacanza nei discussi e attesi film della coppia De Sica Boldi.Regista, sceneggiatore, produttore televisivo e cinematografico, fratello dell’ancora più terribile sceneggiatore Enrico, figlio d’arte (suo padre è il regista Steno alias Stefano Vanzina), cresce in un ambiente culturalmente e intellettualmente stimolante dove si respirava aria di cinema.

Transit was a core component of segregation in the South, as the 1947 Congress of Racial Equality (CORE) pamphlet and Bayard Rustin song, “You Don’t Have to Ride Jim Crow” attests. Keeping whites and blacks from sitting together on a bus, train, or trolley car might seem insignificant, but it was one more link in a system of segregation that had to be defended at all times lest it collapse. Thus transit was a logical point of attack for the foes of segregation, in the courtroom and on the buses themselves..

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